venerdì 29 ottobre 2010

Emigranti

Sono in questo Paese che non mi appartiene da ormai dieci lunghi mesi, non mi sono nemmeno accorta di quanto tempo è passato presa dallo scorrere della quotidianità. Mi sono spostata per avere un futuro.
Quel futuro che in Italia non riuscivo a concepire, mi dicono che una volta imparata la lingua troverò lavoro. La mia vita è un rimandare costante, aspetta..la laurea; aspetta..la convivenza; aspetta..la lingua! E' come se si aspettasse sempre un domani senza la possibilità di vivere un presente, io come un macigno aggrappato a mamma e papà, da i cui soldi dipendo in maniera vergognosa. Si, non sono ricchi e io mi vergogno di continuare ad aspettare. Ma così vogliono loro."Non ti abbiamo dato i soldi per andare a lavare i piatti" questa voce mi sembra quasi una costante quando penso a cosa potrei fare nel frattempo.

E quando una piccola luce si era avvicinata all'orizzonte l'ho spenta con forza. Diciamo la verità, non è essere trattati da professionisti domandarti di fare le pulizie dell'ufficio; dopo sette maledetti anni di studio. E spegnere la luce è servito per difendere la mia professionalità..era il momento giusto? NON LO SO.

E c'è da dire che ho fatto anche una gran corsa per una laurea e una specializzazione, c'è da dire che mi sveglio ogni mattina e vado a studiare questa lingua così lontana dal mio linguaggio natale. C'è da dire che mi hanno insegnato che per avere le cose bisogna meritarsele, allora perchè devo continuare a sforzarmi? forse non lo faccio nel modo giusto? non lo so, sono stanca..

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